La Scuola di Sviluppo Territoriale accoglie Carlo Stagnaro per una riflessione sugli scenari economici globali e sul ruolo dello Stato.
Il 24 ottobre 2025, nella Sala dell’Arengo del Comune di Ferrara, la Scuola di Sviluppo Territoriale ha ospitato una lezione aperta al pubblico dedicata ai rapporti economici internazionali, con la partecipazione di Carlo Stagnaro, direttore Ricerche e Studi dell’Istituto Bruno Leoni. L’incontro è stato moderato dal giornalista de Il Resto del Carlino di Ferrara Federico Di Bisceglie.
Ad aprire i lavori, l’assessore alla Pubblica Istruzione Chiara Scaramagli e il presidente di Confagricoltura Ferrara, Francesco Manca, membro del Comitato di indirizzo della Scuola.
«Confrontarci con il resto del mondo significa far nascere nei giovani un senso critico di osservazione e di valutazione», ha dichiarato Scaramagli. Manca ha invece sottolineato come «il percorso della Scuola sia costruito attorno a temi strategici e intrecciati tra loro, energia, agricoltura, politica, economia, unendo prospettive globali e locali».
La lezione di Stagnaro ha proposto un viaggio attraverso la teoria economica, i meccanismi del commercio internazionale e le sfide della politica economica contemporanea.
Per introdurre il tema dell’economia della specializzazione, l’economista ha scelto un insolito punto di partenza: Robinson Crusoe di Daniel Defoe. «La vita del naufrago migliora dopo l’incontro con Venerdì: ciascuno sa fare cose diverse, e grazie alla collaborazione entrambi prosperano», ha spiegato. «Così funziona anche il commercio internazionale: ogni Paese si specializza in ciò che produce meglio, e dallo scambio reciproco nasce la crescita comune».
Da qui, la riflessione si è spostata sugli equilibri geopolitici e commerciali globali. Le recenti politiche protezionistiche statunitensi, ha osservato Stagnaro, mettono in discussione il principio di interdipendenza economica che ha sostenuto la crescita mondiale negli ultimi decenni. L’Europa, dopo anni di rallentamento, cerca oggi di riaprirsi al commercio, come dimostra il nuovo accordo con il Mercosur. Tuttavia, ha ricordato Di Bisceglie, «questi mercati pongono sfide complesse legate agli standard produttivi e alla concorrenza sui prezzi».
Stagnaro ha sottolineato che gli accordi commerciali internazionali servono proprio a regolare questi equilibri, fissando criteri etici, sanitari e produttivi condivisi. «Chi importa non fa un favore a chi esporta: il favore è reciproco. Gli accordi servono a garantire condizioni eque, non a proteggere chi produce peggio», ha chiarito.
Richiamando Adam Smith, ha poi ricordato che «non è dalla generosità altrui che ci aspettiamo un prodotto migliore, ma dall’interesse di chi vende nell’offrire qualità». La cooperazione, quindi, non è un atto di benevolenza, ma una forma di convenienza reciproca.
Nel dialogo con gli studenti della Scuola, Stagnaro ha affrontato anche il rapporto tra legge di bilancio, autonomie locali e sviluppo economico. Il bilancio, ha spiegato, «non è solo un documento contabile, ma una scelta politica: stabilisce da dove prendere le risorse, se dal debito o dai contribuenti, e chi tassare. Spesso, le decisioni più importanti non sono le più efficienti dal punto di vista economico, ma riflettono priorità politiche».
Riflettendo sul ruolo dello Stato, ha distinto tra ambiti in cui l’intervento pubblico è necessario — come l’istruzione — e altri in cui il mercato deve prevalere. «Lo Stato deve operare dove è bravo e dove ha senso che sia presente. Il caso dell’ex ILVA di Taranto dimostra quanto sia rischioso gestire attività per le quali non si è specializzati».
Concludendo, Stagnaro ha affidato al pubblico due immagini efficaci: «Bisogna essere in due per ballare il tango», ha detto, a proposito della cooperazione tra Stati. E ancora: «Sono tifoso della mia squadra e voglio che vinca, ma essa può giocare solo se esiste il campionato. Il valore del calcio sta nel campionato, non nella singola squadra. Senza campionato non c’è gioco».
Un messaggio che sintetizza perfettamente il senso della lezione: la crescita economica e sociale è possibile solo all’interno di un sistema di relazioni aperto, regolato e condiviso.

